
E' pronto per andare all'esame delle Camere il primo dei cinque disegni di legge che formano il Pacchetto Sicurezza del Ministro Maroni. A questo pacchetto nel corso di un Consiglio dei ministri straordinario del 31 ottobre è stato aggiunto un decreto legge, , che attribuisce ai prefetti il potere di espulsione dei cittadini comunitari violenti per motivi di pubblica sicurezza.
Il ddl di cui si parla in questo post è il numero 733, con modifiche rispetto ad una prima presentazione alle Camere in estate, e sarà in aula per la discussione da martedì. Le disposizioni inserite lasciano presagire una stretta nei confronti di immigrati e clochard, nell'ottica di gestire i problemi di integrazione della marginalità sociale come un problema di pubblica sicurezza. Qui di seguito i punti principali:
Schedatura dei clochard. Le persone che non ha fissa dimora verranno iscritte all'interno di un registro su scala nazionale, la cui disciplina è lasciato ad un decreto del Ministero dell'interno. E' piuttosto evidente come la previsione sia discriminatoria nei confronti di una determinata categoria di persone, solo per il fatto di essere senza dimora. A maggior ragione dal momento che la registrazione non è finalizzata a istituire una rete di servizi sociali a tutela delle persone in questa situazione. Il tentativo è quello di far passare le persone senza fissa dimora, portatori di un bisogno sociale irrinunciabile, come dei criminali da schedare.
Passa anche la proposta di modifica secondo la quale l’immobile in cui lo straniero intende fissare la propria residenza dovrà superare la verifica igienico-sanitaria da parte degli uffici comunali competenti. La conseguenza è che molti clochard usciranno dalle liste anagrafiche dei comuni di residenza, con le conseguenze in termini all'assistenza sanitaria e ai servizi sociali oppure l'impossibilità dei bambini di frequentare le scuole
Istituzionalizzazione delle ronde. E' uno di punti più inquietanti. Di fatto verrebbero istituzionalizzate le ronde padane, perché gli enti locali potranno avvalersi della collaborazione di associazioni di cittadini per svolgere presidio sul territorio. Come dice Luigi Manconi, coinvolgere i privati in una delle funzioni principali della sovranità dello Stato contrasta con il monopolio statuale dell'uso della forza, dal momento che non è neppure specificato il carattere pacifico (uso delle armi) di queste associazioni. Non è esclusa il perseguimento di queste associazioni di scopi politici, che è i contrasto con l'art. 18 Cost. Di fatto entra in soffitta il tanto pubblicizzato poliziotto di quartiere, dato anche i tagli alle FdO operate dalla Finanziaria, e si introduce il cittadino alla difesa del territorio, il che non costa nulla.
Introduzione del permesso a punti. Il rilascio del permesso di soggiorno, oltre alle restrizioni della legge Bossi-Fini (possesso di un contratto di lavoro prima dell'ingresso), deve sottostare alla stipula di un 'accordo di integrazione' e si prevede l'espulsione immediata alla fine dei punti, senza nessuna deroga per rifugiati e richiedenti asilo, ed è sottoposto per il rilascio ad una tassa di 200 euro, che contano non poco nella vita dell'immigrato al giorno d'oggi.
Non è specificato in base a cosa i punti vadano progressivamente sottratti (si rinvia infatti ad un regolamento del governo, che spieghi come si azzeri se delinqui, cosa che non si potrebbe fare data la riserva di legge esplicitata dall'art. 10 Cost.). Peccato che subordinare lo stato soggettivo di un individuo, quale per esempio la presenza in uno Stato, alla valutazione discrezionale del grado di integrazione della persona vada contro i principi del diritto internazionale. La valutazione dell'autorità amministrativa sarebbe diversa di caso in caso, dato che non sono ancora stati fissati i parametri.
Reato di immigrazione clandestina. Di fronte ai richiami della UE, e ore non incorrere in procedure di infrazione per violazione del diritto comunitario, Maroni ha dovuto fare un passo indietro derubricando l'ingresso irregolare da delitto a contravvenzione. Non si prevede più il carcere da 6 mesi a 4 anni né l'arresto immediato, ma il reato "d'ingresso e soggiorno illegale"verrà punito con un ammenda da 5 a 10mila euro, dopo il giudizio del giudice di pace, e sarà rivolto a tutti, chi arriva alle frontiere e chi è già nel nostro Paese.
Non si capisce l'esigenza di incriminare l'immigrazione clandestina, dal momento che l'unica sanzione praticabile è quella dell'espulsione, la cui esecuzione impedirebbe la prosecuzione dell'azione penale, richiesta dal fatto di classificarlo come reato. Sembra più che altro un grosso spot. Le espulsioni sono già state trattate dal decreto legge che dà ampio potere ai prefetti, citato prima.
La cosa grave è che non si prevedono cause di non punibilità o di sospensione dell'eventuale processo per le vittime di tratta e per i titolari di un permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale ( ex art. 18 TU sull'immigrazione). La norma sarebbe anche contro la libertà fondamentale dello ius migrandi sancito a livello internazionale e soprattutto sarebbe inapplicabile, dal momento che le norme relative all'intervento del giudice di pace per far funzionare il provvedimento ancora non esistono.
Nei cpt per 18 mesi. Nei casi di difficoltà di identificazione dell'identità o della nazionalità dello straniero è prevista la detenzione fino a 18 mesi nei cpt, che adesso si chiamano centri di identificazione. Il governo addirittura si richiama, per questa disposizione, ad una direttiva Ce, la migration policy, che però, guarda caso, prevede che il termine massimo dei 18 mesi riguardi i casi di resistenza all'identificazione, non solo della mera difficoltà. Sembra che facciano apposta ad andare contro Bruxelles.
Inoltre la pratica dimostra come per identificare uno straniero servano al massimo 60 giorni, e quindi è inspiegabile l'allungamento di questa detenzione di carattere amministrativo per un tempo uguale e pene previste per reati di una certa gravità. Non viene detto nulla riguardo agli accordi di riammissione con gli altri stati che faciliterebbero le espulsioni. L'aspetto più grave sarebbe comunque la detenzione vera e propria per qualcosa che non dipende dal comportamento dell'individuo, ma dall'assenza dei documenti. Quindi da un lato non si da il carcere per l'immigrazione clandestina, ma dall'latro aumenta il periodo di detenzione nei cpt per l'identificazione.
Questi i provvedimenti principali e che fanno più discutere. Ma non si finisce qua: è previsto un referendum popolare prima dell'edificazione di moschee, un qualsiasi altro luogo di culto per una confessione religiosa che non ha siglato un’intesa con lo Stato italiano e di campi nomadi; venire in Italia per studiare la lingua sarà sempre più difficile dal momento che per avere il permesso di soggiorno, infatti, si dovrà superare un test linguistico (incredibile..); è previsto il rimpatrio dei minori comunitari che esercitano l'attività di prostituzione, senza assicurare loro la possibilità di accoglienza e di protezione in Italia; si subordina la possibilità di contrarre matrimonio, cioè di un diritto fondamentale e non legato alla cittadinanza, al possesso di permesso di soggiorno e è prevista una stretta anche sui ricongiungimenti familiari.
Per fortuna nel testo licenziato dalla Commissione non sembra esserci più la disposizione che restringeva l'accesso alle cure sanitarie degli immigrati clandestini, prevedendo l'obbligo di segnalazione all'autorità e la costrizione al pagamento delle spese sanitarie, che va contro il principio costituzionale delle cure gratuite agli indigenti.
E' chiaro come la mano della Lega si decisamente presente nelle previsioni di legge. Si spera che il Parlamento possa fare adeguati emendamenti, ma visto il ruolo ancillare che ha avuto fino ad adesso, non ho molta fiducia a riguardo.
Per finire, la UE ha avuto modo di richiamare, ancora, il governo riguardo ad alcuni articoli presenti in una legge a caso, indovinate quale: la legge 133! La stessa dei tagli all'istruzione pubblica. Il commissario alla giustizia Barrot ha sollecitato le autorità italiane a fornire spiegazioni relativamente all'art. 11 (piano casa), all'art. 20 (disposizioni in materia contributiva), all'art. 81(settore petrolifero e del gas...) all'art. 83(controllo fiscale), che appaiono oggettivamente discriminatorie verso gli stranieri e perciò contrari al diritto comunitario.
Attendiamo procedimento d'infrazione e condanna da parte della Corte di Giustizia europea.
Avanti così.
alla prossima, ilbaglio
fonti: LaStampa, LaRepubblica, L'unità di sabato 9 novembre
Il ddl di cui si parla in questo post è il numero 733, con modifiche rispetto ad una prima presentazione alle Camere in estate, e sarà in aula per la discussione da martedì. Le disposizioni inserite lasciano presagire una stretta nei confronti di immigrati e clochard, nell'ottica di gestire i problemi di integrazione della marginalità sociale come un problema di pubblica sicurezza. Qui di seguito i punti principali:
Schedatura dei clochard. Le persone che non ha fissa dimora verranno iscritte all'interno di un registro su scala nazionale, la cui disciplina è lasciato ad un decreto del Ministero dell'interno. E' piuttosto evidente come la previsione sia discriminatoria nei confronti di una determinata categoria di persone, solo per il fatto di essere senza dimora. A maggior ragione dal momento che la registrazione non è finalizzata a istituire una rete di servizi sociali a tutela delle persone in questa situazione. Il tentativo è quello di far passare le persone senza fissa dimora, portatori di un bisogno sociale irrinunciabile, come dei criminali da schedare.
Passa anche la proposta di modifica secondo la quale l’immobile in cui lo straniero intende fissare la propria residenza dovrà superare la verifica igienico-sanitaria da parte degli uffici comunali competenti. La conseguenza è che molti clochard usciranno dalle liste anagrafiche dei comuni di residenza, con le conseguenze in termini all'assistenza sanitaria e ai servizi sociali oppure l'impossibilità dei bambini di frequentare le scuole
Istituzionalizzazione delle ronde. E' uno di punti più inquietanti. Di fatto verrebbero istituzionalizzate le ronde padane, perché gli enti locali potranno avvalersi della collaborazione di associazioni di cittadini per svolgere presidio sul territorio. Come dice Luigi Manconi, coinvolgere i privati in una delle funzioni principali della sovranità dello Stato contrasta con il monopolio statuale dell'uso della forza, dal momento che non è neppure specificato il carattere pacifico (uso delle armi) di queste associazioni. Non è esclusa il perseguimento di queste associazioni di scopi politici, che è i contrasto con l'art. 18 Cost. Di fatto entra in soffitta il tanto pubblicizzato poliziotto di quartiere, dato anche i tagli alle FdO operate dalla Finanziaria, e si introduce il cittadino alla difesa del territorio, il che non costa nulla.
Introduzione del permesso a punti. Il rilascio del permesso di soggiorno, oltre alle restrizioni della legge Bossi-Fini (possesso di un contratto di lavoro prima dell'ingresso), deve sottostare alla stipula di un 'accordo di integrazione' e si prevede l'espulsione immediata alla fine dei punti, senza nessuna deroga per rifugiati e richiedenti asilo, ed è sottoposto per il rilascio ad una tassa di 200 euro, che contano non poco nella vita dell'immigrato al giorno d'oggi.
Non è specificato in base a cosa i punti vadano progressivamente sottratti (si rinvia infatti ad un regolamento del governo, che spieghi come si azzeri se delinqui, cosa che non si potrebbe fare data la riserva di legge esplicitata dall'art. 10 Cost.). Peccato che subordinare lo stato soggettivo di un individuo, quale per esempio la presenza in uno Stato, alla valutazione discrezionale del grado di integrazione della persona vada contro i principi del diritto internazionale. La valutazione dell'autorità amministrativa sarebbe diversa di caso in caso, dato che non sono ancora stati fissati i parametri.
Reato di immigrazione clandestina. Di fronte ai richiami della UE, e ore non incorrere in procedure di infrazione per violazione del diritto comunitario, Maroni ha dovuto fare un passo indietro derubricando l'ingresso irregolare da delitto a contravvenzione. Non si prevede più il carcere da 6 mesi a 4 anni né l'arresto immediato, ma il reato "d'ingresso e soggiorno illegale"verrà punito con un ammenda da 5 a 10mila euro, dopo il giudizio del giudice di pace, e sarà rivolto a tutti, chi arriva alle frontiere e chi è già nel nostro Paese.
Non si capisce l'esigenza di incriminare l'immigrazione clandestina, dal momento che l'unica sanzione praticabile è quella dell'espulsione, la cui esecuzione impedirebbe la prosecuzione dell'azione penale, richiesta dal fatto di classificarlo come reato. Sembra più che altro un grosso spot. Le espulsioni sono già state trattate dal decreto legge che dà ampio potere ai prefetti, citato prima.
La cosa grave è che non si prevedono cause di non punibilità o di sospensione dell'eventuale processo per le vittime di tratta e per i titolari di un permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale ( ex art. 18 TU sull'immigrazione). La norma sarebbe anche contro la libertà fondamentale dello ius migrandi sancito a livello internazionale e soprattutto sarebbe inapplicabile, dal momento che le norme relative all'intervento del giudice di pace per far funzionare il provvedimento ancora non esistono.
Nei cpt per 18 mesi. Nei casi di difficoltà di identificazione dell'identità o della nazionalità dello straniero è prevista la detenzione fino a 18 mesi nei cpt, che adesso si chiamano centri di identificazione. Il governo addirittura si richiama, per questa disposizione, ad una direttiva Ce, la migration policy, che però, guarda caso, prevede che il termine massimo dei 18 mesi riguardi i casi di resistenza all'identificazione, non solo della mera difficoltà. Sembra che facciano apposta ad andare contro Bruxelles.
Inoltre la pratica dimostra come per identificare uno straniero servano al massimo 60 giorni, e quindi è inspiegabile l'allungamento di questa detenzione di carattere amministrativo per un tempo uguale e pene previste per reati di una certa gravità. Non viene detto nulla riguardo agli accordi di riammissione con gli altri stati che faciliterebbero le espulsioni. L'aspetto più grave sarebbe comunque la detenzione vera e propria per qualcosa che non dipende dal comportamento dell'individuo, ma dall'assenza dei documenti. Quindi da un lato non si da il carcere per l'immigrazione clandestina, ma dall'latro aumenta il periodo di detenzione nei cpt per l'identificazione.
Questi i provvedimenti principali e che fanno più discutere. Ma non si finisce qua: è previsto un referendum popolare prima dell'edificazione di moschee, un qualsiasi altro luogo di culto per una confessione religiosa che non ha siglato un’intesa con lo Stato italiano e di campi nomadi; venire in Italia per studiare la lingua sarà sempre più difficile dal momento che per avere il permesso di soggiorno, infatti, si dovrà superare un test linguistico (incredibile..); è previsto il rimpatrio dei minori comunitari che esercitano l'attività di prostituzione, senza assicurare loro la possibilità di accoglienza e di protezione in Italia; si subordina la possibilità di contrarre matrimonio, cioè di un diritto fondamentale e non legato alla cittadinanza, al possesso di permesso di soggiorno e è prevista una stretta anche sui ricongiungimenti familiari.
Per fortuna nel testo licenziato dalla Commissione non sembra esserci più la disposizione che restringeva l'accesso alle cure sanitarie degli immigrati clandestini, prevedendo l'obbligo di segnalazione all'autorità e la costrizione al pagamento delle spese sanitarie, che va contro il principio costituzionale delle cure gratuite agli indigenti.
E' chiaro come la mano della Lega si decisamente presente nelle previsioni di legge. Si spera che il Parlamento possa fare adeguati emendamenti, ma visto il ruolo ancillare che ha avuto fino ad adesso, non ho molta fiducia a riguardo.
Per finire, la UE ha avuto modo di richiamare, ancora, il governo riguardo ad alcuni articoli presenti in una legge a caso, indovinate quale: la legge 133! La stessa dei tagli all'istruzione pubblica. Il commissario alla giustizia Barrot ha sollecitato le autorità italiane a fornire spiegazioni relativamente all'art. 11 (piano casa), all'art. 20 (disposizioni in materia contributiva), all'art. 81(settore petrolifero e del gas...) all'art. 83(controllo fiscale), che appaiono oggettivamente discriminatorie verso gli stranieri e perciò contrari al diritto comunitario.
Attendiamo procedimento d'infrazione e condanna da parte della Corte di Giustizia europea.
Avanti così.
alla prossima, ilbaglio
fonti: LaStampa, LaRepubblica, L'unità di sabato 9 novembre




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