
In questi giorni il traffico aereo della nostra penisola è praticamente bloccato a causa dello sciopero selvaggio di alcune centinaia di dipendenti di terra e assistenti di volo di Alitalia, che protestano contro i termini degli accordi contrattuali sottoscritti dalla Cai, la cordata di imprenditori italiani che è stata indicata dal commissario Fantozzi e dal governo per rilevare la vecchia Alitalia, e dai sindacati confederali, che però nel comparto aereo non hanno nemmeno la metà degli iscritti.
E' l'ultimo sviluppo di questa farsa in salsa italiana che ha visto protagonisti il premier Berlusconi, che pur di mantenere fede ad una promessa di italianità fatta in campagna elettorale, ha di fatto messo in fuga Air France-Klm, che era disposta a rilevare l'intera compagnia Alitalia (debiti compresi) e a tagliare molto meno personale.
La Compagnia Aerea Italiana (Cai), la cordata di 'coraggiosi' imprenditori che è stata indicata da Berlusconi come unico acquirente possibile per Alitalia, in spregio a qualsiasi regola del mercato, ha presentato settimana scorsa la propria offerta vincolata, che prevede molti più esuberi rispetto all'offerta francese e che soprattutto è diretta solo alla polpa buona di Alitalia, mentre la parte marcia, la bad company, con tutti i suoi debiti, resterà sulle spalle dei contribuenti italiani. I terzi protagonisti sono i sindacati, confederali e autonomi, che all'inizio hanno avuto la miopia di mettere, anche loro, i bastoni tra le ruote all'offerta AirFrance, inconsci di quanto di peggio sarebbe potuto succedere con la Cai, e che poi sono stati trascinati da governo e cordata in una trattativa scandita da ultimatum e porte sbattute in faccia, con il tentativo, spesso malcelato, di dare a loro l'eventuale fallimento della trattativa.
Questo è la situazione che ha portato agli scioperi selvaggi dei dipendenti, che sono sfuggiti di mano anche ai sindacati autonomi di categoria. Cai ha avuto ieri via libera dalla commissione Trasporti della UE, presieduta dall'ex forzista e candidato a sindaco di Roma Tajani, per l'offerta fatta, sebbene sia chiaro come siano state violate le più elementari regole del mercato e sia stata data via libera da parte del governo ad un'unica trattativa, che sarebbe stata poco competitiva in un contesto di regolare concorrenzialità, come ha dimostrato l'offerta fatta precedentemente da Air France.
Questo in nome dell'italianità e della necessità della compagnia di bandiera.
Per una maggiore chiarezza vi consiglio di guardare la puntata di Report del 12 ottobre, che spiega molto bene tutti i passaggi che hanno portato alla situazione attuale, quali siano le responsabilità e a chi siano imputate.
La nuova compagnia aerea, nata dalla fusione tra la parte buona di Alitatalia e il principale concorrente nazionale, Air One, e con la supervisione del governo e di Banca Intesa, dovrebbe essere pronta a decollare entro il 1 dicembre.
Ma ci sono delle questioni aperte.
Assunzioni e tagli. Il piano industriale concordato con i sindacati e firmato a Palazzo Chigi prevede 12.639 assunzioni nella nuova compagnia. Per i lavoratori dell'ex Alitalia ci sarà una selezione con chiamata individuale. Ognuno verrà chiamato a firmare il nuovo contratto di lavoro concordato da Cai con quattro sindacati, ma contestato dai cinque autonomi, il che la dice lunga sulla reale interesse di Cai a portare avanti una trattativa adeguata. L'obiettivo è sempre stato quello di giocare al ribasso e i sindacati, non tutti, alla lunga hanno dovuto piegarsi. La procedura di selezione nominativa, che si applica per la prima volta in operazioni di simili dimensioni, pone delicate questioni, ad esempio per evitare discriminazioni. Inoltre si è aperta un'aspra conflittualità con i piloti, che potrebbe trasferirsi alla nuova società. E poi gli esuberi: poiché il gruppo Alitalia a fine 2007 aveva oltre 18mila addetti e Air One più di 3mila, i lavoratori che restano a casa sono circa 9mila, quasi il triplo dei 3.650 esuberi ufficiali.
Partner estero. I soci della Cai hanno messo da parte l'intenzione di andare avanti da soli: l'ingresso immediato del partner estero, con il 20% circa del capitale, è diventato un imperativo categorico, per dare solidità e vincere la diffidenza di diversi azionisti raccolti intorno a Roberto Colaninno. Ancora non è stata fatta la scelta, benché Air France-Klm appaia in vantaggio. L'ingresso del partner straniero è la dimostrazione, a mio modo di vedere, che la Cai non ha la solidità finaniziaria per portare avanti un'operazione del genere, e soprattutto che se a operatori del settore fosse stato consentito di fare un'offerta, sarebbe stata sicuramente più solida sotto tutti i punti di vista.
Silenzio sulle rotte. La Cai non ha ancora informato il mercato del suo piano dei voli dal primo dicembre, al contrario di tutti i vettori europei. Intanto Alitalia ha tagliato molti voli da Malpensa e altri da Fiumicino. Chi deve prenotare per i prossimi mesi difficilmente sceglierà Alitalia, se ha un'alternativa: questo farà perdere passeggeri e ricavi.
Prezzo. Cai ha offerto al commissario di Alitalia un miliardo complessivo, compresi i debiti legati ai 93 aerei che intende acquisire (64 in proprietà, 29 in leasing). Ma la parte in denaro è indicata dal commissario in 275 milioni, di cui solo 100 milioni verranno pagati al trasferimento, previsto il 30 novembre. Il resto sarà saldato a rate, entro due anni, con un meccanismo che fa riferimento anche a crediti e debiti. Inizialmente era stata una disponibilità liquida di 400 milioni, evidentemente non era abbastanza per una compagnia sul lastrico ma comunque valutata sui 900 milioni. Anche per questo la Cai parte già con dei debiti al passivo, quelli dei 93 aerei, non avendo la liquidità per necessaria. Mica male come partenza!
Le valutazioni. Secondo la legge il commissario non può vendere al di sotto del «prezzo di mercato» che sarà fissato dal perito «indipendente», Banca Leonardo, nominato dal ministro dello Sviluppo economico. In Leonardo ci sono eccellenti professionisti. Tuttavia c'è l'ombra del conflitto d'interessi: alcuni soci di Cai (Ligresti, Benetton e Pirelli) sono anche soci di Banca Leonardo (l'8% complessivo) e due degli 11 consiglieri della banca (Carlo d'Urso e Fausto Marchionni) sono entrati nel cda Cai. Non ho dubbi che la valutazione finale della compagnia rispetterà a pieno l'offerta presentata da Cai, se non chi lo dice a Berlusconi...
Air One. Secondo il Progetto Fenice l'apporto del vettore di Carlo Toto, che ha un forte alleato in Corrado Passera di Intesa (che ha fatto il Piano Fenice), è fondamentale per rafforzare il gruppo sul mercato interno. Per forza, di fatto viene abolita la concorrenza, dal momento che questa compagnia viene inglobata in Cai.
Antitrust. Il decreto sulla privatizzazione ha di fatto bloccato l'antitrust, l'autorità a garanzia della concorrenza, per evitare che bocci il monopolio di fatto tra Alitatlia e Air One. avrebbero su molte rotte o costringa la nuova Alitalia a rinunciare a slot e frequenze. Ci sarà meno concorrenza, i prezzi potrebbero salire. per legge si è legalizzata una situazione che in tutti gli atri paesi sarebbe illegale, a scapito ovviamente dei cittadini, che dovranno pagare di più e vedranno diminuire le loro possibilità di scelta.
Molti soci, pochi capitali. La Cai, tuttora una società con 160mila euro di capitale (!!!), è nata con 16 azionisti: ognuno, dalla Immsi di Colaninno ad Atlantia a Intesa o Aponte, ha versato 10mila euro. Il 28 ottobre l'assemblea ha deliberato un aumento di capitale fino a 1,1 miliardi, tutti da versare. L'offerta riguarda un miliardo, in liquidità i 275 milioni, soldi che per adesso Cai NON HA. Non puzza un po' di speculazione? La platea è numerosa, nessuno ha il controllo. È previsto che l'impegno massimo individuale sia di 100 milioni. Questa frammentazione non favorisce la coesione. Una quota aggiuntiva, circa 200 milioni, sarà sottoscritta dal partner estero. Insomma, per adesso i soldi non ci sono, a maggior ragione in seguito alla crisi finanziaria degli ultimi mesi.
Lock up e italianità. Per cinque anni i soci si sono impegnati a non vendere, salvo l'autorizzazione della maggioranza assoluta del cda a vendere, ma solo a «italiani» (la parola d'ordine...). Questa clausola è stata necessaria per frenare la voglia di uscire e realizzare di diversi investitori, anche a seguito della crisi finanziaria: potrebbe comunque essere aggirata se la società avrà necessità di un aumento di capitale e a sottoscriverlo sarà, da solo o in prevalenza, il partner estero. Vi consiglio di vedere la bella figura di merda che Colaninno ha fatto davanti alle domande della Gabannelli, che metto nel video sotto.
Risparmiatori in trappola. Il meccanismo della bad company, l'attuale Alitalia che si terrà debiti e scorie, colpisce i vecchi azionisti (tra cui lo Stato per il 49,9%) che hanno in mano carta straccia e i possessori dei 715 milioni di obbligazioni convertibili. Vaghe e indeterminate le possibilità di ristoro attraverso il fondo vittime dei crac e frodi finanziarie, alimentato dai conti dormienti.
Troppo comoda prendersela solo con i sindacati. Il solito pasticco all'italiana.
alla prossima, ilbaglio
fonte, IlSole24Ore
E' l'ultimo sviluppo di questa farsa in salsa italiana che ha visto protagonisti il premier Berlusconi, che pur di mantenere fede ad una promessa di italianità fatta in campagna elettorale, ha di fatto messo in fuga Air France-Klm, che era disposta a rilevare l'intera compagnia Alitalia (debiti compresi) e a tagliare molto meno personale.
La Compagnia Aerea Italiana (Cai), la cordata di 'coraggiosi' imprenditori che è stata indicata da Berlusconi come unico acquirente possibile per Alitalia, in spregio a qualsiasi regola del mercato, ha presentato settimana scorsa la propria offerta vincolata, che prevede molti più esuberi rispetto all'offerta francese e che soprattutto è diretta solo alla polpa buona di Alitalia, mentre la parte marcia, la bad company, con tutti i suoi debiti, resterà sulle spalle dei contribuenti italiani. I terzi protagonisti sono i sindacati, confederali e autonomi, che all'inizio hanno avuto la miopia di mettere, anche loro, i bastoni tra le ruote all'offerta AirFrance, inconsci di quanto di peggio sarebbe potuto succedere con la Cai, e che poi sono stati trascinati da governo e cordata in una trattativa scandita da ultimatum e porte sbattute in faccia, con il tentativo, spesso malcelato, di dare a loro l'eventuale fallimento della trattativa.
Questo è la situazione che ha portato agli scioperi selvaggi dei dipendenti, che sono sfuggiti di mano anche ai sindacati autonomi di categoria. Cai ha avuto ieri via libera dalla commissione Trasporti della UE, presieduta dall'ex forzista e candidato a sindaco di Roma Tajani, per l'offerta fatta, sebbene sia chiaro come siano state violate le più elementari regole del mercato e sia stata data via libera da parte del governo ad un'unica trattativa, che sarebbe stata poco competitiva in un contesto di regolare concorrenzialità, come ha dimostrato l'offerta fatta precedentemente da Air France.
Questo in nome dell'italianità e della necessità della compagnia di bandiera.
Per una maggiore chiarezza vi consiglio di guardare la puntata di Report del 12 ottobre, che spiega molto bene tutti i passaggi che hanno portato alla situazione attuale, quali siano le responsabilità e a chi siano imputate.
La nuova compagnia aerea, nata dalla fusione tra la parte buona di Alitatalia e il principale concorrente nazionale, Air One, e con la supervisione del governo e di Banca Intesa, dovrebbe essere pronta a decollare entro il 1 dicembre.
Ma ci sono delle questioni aperte.
Assunzioni e tagli. Il piano industriale concordato con i sindacati e firmato a Palazzo Chigi prevede 12.639 assunzioni nella nuova compagnia. Per i lavoratori dell'ex Alitalia ci sarà una selezione con chiamata individuale. Ognuno verrà chiamato a firmare il nuovo contratto di lavoro concordato da Cai con quattro sindacati, ma contestato dai cinque autonomi, il che la dice lunga sulla reale interesse di Cai a portare avanti una trattativa adeguata. L'obiettivo è sempre stato quello di giocare al ribasso e i sindacati, non tutti, alla lunga hanno dovuto piegarsi. La procedura di selezione nominativa, che si applica per la prima volta in operazioni di simili dimensioni, pone delicate questioni, ad esempio per evitare discriminazioni. Inoltre si è aperta un'aspra conflittualità con i piloti, che potrebbe trasferirsi alla nuova società. E poi gli esuberi: poiché il gruppo Alitalia a fine 2007 aveva oltre 18mila addetti e Air One più di 3mila, i lavoratori che restano a casa sono circa 9mila, quasi il triplo dei 3.650 esuberi ufficiali.
Partner estero. I soci della Cai hanno messo da parte l'intenzione di andare avanti da soli: l'ingresso immediato del partner estero, con il 20% circa del capitale, è diventato un imperativo categorico, per dare solidità e vincere la diffidenza di diversi azionisti raccolti intorno a Roberto Colaninno. Ancora non è stata fatta la scelta, benché Air France-Klm appaia in vantaggio. L'ingresso del partner straniero è la dimostrazione, a mio modo di vedere, che la Cai non ha la solidità finaniziaria per portare avanti un'operazione del genere, e soprattutto che se a operatori del settore fosse stato consentito di fare un'offerta, sarebbe stata sicuramente più solida sotto tutti i punti di vista.
Silenzio sulle rotte. La Cai non ha ancora informato il mercato del suo piano dei voli dal primo dicembre, al contrario di tutti i vettori europei. Intanto Alitalia ha tagliato molti voli da Malpensa e altri da Fiumicino. Chi deve prenotare per i prossimi mesi difficilmente sceglierà Alitalia, se ha un'alternativa: questo farà perdere passeggeri e ricavi.
Prezzo. Cai ha offerto al commissario di Alitalia un miliardo complessivo, compresi i debiti legati ai 93 aerei che intende acquisire (64 in proprietà, 29 in leasing). Ma la parte in denaro è indicata dal commissario in 275 milioni, di cui solo 100 milioni verranno pagati al trasferimento, previsto il 30 novembre. Il resto sarà saldato a rate, entro due anni, con un meccanismo che fa riferimento anche a crediti e debiti. Inizialmente era stata una disponibilità liquida di 400 milioni, evidentemente non era abbastanza per una compagnia sul lastrico ma comunque valutata sui 900 milioni. Anche per questo la Cai parte già con dei debiti al passivo, quelli dei 93 aerei, non avendo la liquidità per necessaria. Mica male come partenza!
Le valutazioni. Secondo la legge il commissario non può vendere al di sotto del «prezzo di mercato» che sarà fissato dal perito «indipendente», Banca Leonardo, nominato dal ministro dello Sviluppo economico. In Leonardo ci sono eccellenti professionisti. Tuttavia c'è l'ombra del conflitto d'interessi: alcuni soci di Cai (Ligresti, Benetton e Pirelli) sono anche soci di Banca Leonardo (l'8% complessivo) e due degli 11 consiglieri della banca (Carlo d'Urso e Fausto Marchionni) sono entrati nel cda Cai. Non ho dubbi che la valutazione finale della compagnia rispetterà a pieno l'offerta presentata da Cai, se non chi lo dice a Berlusconi...
Air One. Secondo il Progetto Fenice l'apporto del vettore di Carlo Toto, che ha un forte alleato in Corrado Passera di Intesa (che ha fatto il Piano Fenice), è fondamentale per rafforzare il gruppo sul mercato interno. Per forza, di fatto viene abolita la concorrenza, dal momento che questa compagnia viene inglobata in Cai.
Antitrust. Il decreto sulla privatizzazione ha di fatto bloccato l'antitrust, l'autorità a garanzia della concorrenza, per evitare che bocci il monopolio di fatto tra Alitatlia e Air One. avrebbero su molte rotte o costringa la nuova Alitalia a rinunciare a slot e frequenze. Ci sarà meno concorrenza, i prezzi potrebbero salire. per legge si è legalizzata una situazione che in tutti gli atri paesi sarebbe illegale, a scapito ovviamente dei cittadini, che dovranno pagare di più e vedranno diminuire le loro possibilità di scelta.
Molti soci, pochi capitali. La Cai, tuttora una società con 160mila euro di capitale (!!!), è nata con 16 azionisti: ognuno, dalla Immsi di Colaninno ad Atlantia a Intesa o Aponte, ha versato 10mila euro. Il 28 ottobre l'assemblea ha deliberato un aumento di capitale fino a 1,1 miliardi, tutti da versare. L'offerta riguarda un miliardo, in liquidità i 275 milioni, soldi che per adesso Cai NON HA. Non puzza un po' di speculazione? La platea è numerosa, nessuno ha il controllo. È previsto che l'impegno massimo individuale sia di 100 milioni. Questa frammentazione non favorisce la coesione. Una quota aggiuntiva, circa 200 milioni, sarà sottoscritta dal partner estero. Insomma, per adesso i soldi non ci sono, a maggior ragione in seguito alla crisi finanziaria degli ultimi mesi.
Lock up e italianità. Per cinque anni i soci si sono impegnati a non vendere, salvo l'autorizzazione della maggioranza assoluta del cda a vendere, ma solo a «italiani» (la parola d'ordine...). Questa clausola è stata necessaria per frenare la voglia di uscire e realizzare di diversi investitori, anche a seguito della crisi finanziaria: potrebbe comunque essere aggirata se la società avrà necessità di un aumento di capitale e a sottoscriverlo sarà, da solo o in prevalenza, il partner estero. Vi consiglio di vedere la bella figura di merda che Colaninno ha fatto davanti alle domande della Gabannelli, che metto nel video sotto.
Risparmiatori in trappola. Il meccanismo della bad company, l'attuale Alitalia che si terrà debiti e scorie, colpisce i vecchi azionisti (tra cui lo Stato per il 49,9%) che hanno in mano carta straccia e i possessori dei 715 milioni di obbligazioni convertibili. Vaghe e indeterminate le possibilità di ristoro attraverso il fondo vittime dei crac e frodi finanziarie, alimentato dai conti dormienti.
Troppo comoda prendersela solo con i sindacati. Il solito pasticco all'italiana.
alla prossima, ilbaglio
fonte, IlSole24Ore




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