martedì 4 novembre 2008

La voce del padrone


Con quante falsità riuscireste ad infarcire una vostra intervista, se mai ve ne dovessero fare una? Uno spera il meno possibile, ma a quanto pare sembra che per molti politici mentire e diffamare sia l'attività preferita. Pochi giorni fa abbiamo sentito le imbarazzanti dichiarazioni del sottosegretario Nitto Palma e del deputauto Pdl Italo Bocchino in riferimento agli scontri di Piazza Navona. Affermazioni puntualmente smentite dai fatti.
Ma il top del revisionismo è stato toccato oggi dal senatore Dell'Utri, troppo spesso dipinto dai nostri giornali come grande intellettuale e bibliofilo, dimenticandosi la condanna definitiva per frode fiscale e la condanna in primo grado, ben più pesante, per concorso esterno i associazione mafiosa. Dall'alto di queste credenziali il senatore, uno dei fondatori di FI insieme al Cavaliere, ci allieta con la sua visione dell'attualità e del passato, sparandole più grosse di quello che si potrebbe immaginare.
In un'intervista rilasciata al massmediologo Klaus Davi è riuscito a riabilitare in un colpo solo la P2,lo 'stalliere' Mangano e Mussolini, e a gettare fango sull'Antimafia, sui magistrati che lo hanno accusato e condannato, sugli studenti che manifestano in piazza, sulla Rai e sull'antifascismo. Di tutto un .
Per questo eminente pensatore la loggia P2 è stata una "montatura per non parlare d'altro", strumentalizzata da 40 anni. L'antimafia sarebbe addirittura un "brand pubblicitario", non dovrebbe farsi coinvolgere dall'attività politica (questo per lui significano le indagini dei rapporti tra mafia e politica portati avanti dal pool di Caselli), rispolverando la solita sequela di falsità secondo cui il lavoro dei procuratori di Palermo in questa direzione si sarebbe conclusa con un nulla di fatto. Proprio ieri Caselli dimostrava sulla Stampa l'esatto contrario di questa leggenda creata dagli house organ berlusconiani. Poi Dell'Utri è convinto dell'innocenza di Calogero Mannino, d'altronde, di "pentiti non ce n'è uno sano" (riferimento neanche troppo velato ai 5 diversi pentiti di mafia, credibili per i pm, che hanno accusato, in tempi diversi, l'attuale sottosegretario Nicola Cosentino come uomo dei Casalesi nel Governo, nel silenzio imbarazzato della maggioranza?)... Inoltre l'accusa nei suoi confronti, trasformatasi in condanna, non ci sarebbe stata se FI non avesse vinto nel 1994 le elezioni in Sicilia. Insomma, il solito fango sul lavoro dei magistrati.
Poteva mancare il fedelissimo Mangano? Ovviamente no! La riabilitazione di questo delinquente, condannato per omicidio, traffico di droga e accusato di mafia, prosegue con la solita storiella dell'"eroe", solo per non aver fatto il nome suo e del suo Capo durnate la detenzione in carcere.
L'antifascismo sarebbe un concetto obsoleto, e via con la solita storia che Mussolini avrebbe fatto anche cose buone e "lo Stato era più presente di quanto non lo sia adesso. Aveva dato al paese, ed è stato l'unico, un senso di patria non c'era prima e non c'è stato dopo".
Inoltre Dell'Utri parla anche sulla scorta della scoperta di alcuni diari del Duce, risalenti agli anni tra il '35 e il '39, e di una agenda del '42 da cui "viene fuori l'immagine di un uomo di valore, dal punto di vista sia umano che culturale. Mussolini cita spesso le classi deboli e più bisognose. Molti provvedimenti in loro favore e diverse leggi sociali risalgono proprio al famigerato Ventennio". L'ennesima bufala è questa dei diari, che il senatore non perde occasione di ostentare per riabilitare la figura di 'uomo' del dittatore. Piccolo particolare: i diari sono un falso, come dimostrato dnel 2007 dall'Espresso.
Per non farsi mancare proprio niente, l'ultima stoccatina a mamma Rai: per lui serve "un nuovo approccio stilistico: le notizie, certo, bisogna darle, sennò si torna al fascismo, ma c'è modo e modo di comunicarle. Magari con conduttori più gradevoli. Al Tg3 ci sono degli anchormen con una faccia un po' gotica, dark. Credo che il direttore del tg dovrebbe mostrare un maggiore 'esprit de finesse' in queste cose. Farle, dirle lo stesso, ma magari con un'altra espressione...".
La solita società dell'immagine.

alla prossima, ilbaglio

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