martedì 11 novembre 2008

Gli zingari rubano i bambini (???)


Do visibilità ad una notizia, comparsa ieri sulle agenzie di stampa, ma che non ha trovato molto spazio sui principali media nazionali.
Migrantes, la Fondazione della Cei che si occupa di migranti, rom e sinti, è scesa ieri in campo attraverso la presentazione di un'indagine molto accurata svolta dall'Università di Verona e dalla ricercatrici Tosi Combini e Carlotti Saletti Sanza, con l'obiettivo di accertare in quanti casi di rapimento o scomparsa di bambini fosse stata accertata, in sede processuale o investigativa, la responsabilità di persone appartenenti all'etnia rom o sinti. Le denunce analizzate sono state 40 e comprendono un periodo compreso dal 1986 al 2007.
Dall'analisi meticolosa delle carte processuali, delle investigazioni delle forze di polizia, dei notiziari dell'Ansa, la ricerca è giunta alla conclusione che nessuno dei casi, nei quali inizialmente era stata ipotizzata la responsabilità dei soggetti nomadi, si è conclusa con una condanna di persone appartenenti all'etnia rom o sinti. Questa conclusione riguarda sia gli 11 casi di bambini 'scomparsi nel nulla' (i celebri casi di Denise Pipitone e di Angela Celentano rientrano in questa casistica), sia dei 29 casi di bambini di cui è stato denunciato il 'rapimento' vero e proprio.
Quello che unisce entrambi gli aspetti è che al'inizio, sia da parte dei familiari che da parte dei media, è stata chiamata in causa l'ipotesi della responsabilità di persone rom o sinti, molto spesso come se questo fosse un fatto accertata, quando invece questa accusa era tutta da provare. Puntualmente infatti le conclusioni degli investigatori o degli inquirenti hanno scartato questa ipotesi. Partendo dall'analisi dei fatti riportati dalla stampa e dallo studio dei fascicoli giudiziari, in nessun caso ci si è trovati di fronte ad una "sottrazione effettivamente avvenuta e provata oggettivamente". Quando si apre un processo inoltre, al massimo si parla di un 'tentativo di sottrazione', e solo 2 di questi seguiti processuali si sono conclusi con una condanna per 'tentato sequestro'.
Il fatto contestato in tribunale è quindi solo quello del delitto tentato, mai oggettivamente accaduto, anche quando ci si presenta in tribunale, e inoltre c'è sempre mancanza di testimoni, sebbene i presunti fatti denunciati siano avvenuti in luoghi pubblici.
Insomma, il pregiudizio che vuole le zingare rapitrici di bambini, più volte amplificato da certe televisioni e telegiornali (penso a Studio Aperto), nel corso delle indagini non sono state confermate. Molto spesso, anzi, le conclusioni acui sono arrivati gli inquirenti nei casi analizzati riguardavano le violenze interne ai contesti nei quali questi bambini vivevano: pedofilia, abusi perpetrati da conoscenti e parenti. Che a questo punto perdono di rilevanza per certi telegiornali.
Queste prove, accertate, non trovano però l'interesse della stampa nazionale, molto più interessata a costruire la figura del nomade nemico, socialmente pericoloso che, alla prova dei fatti e dei dati, non ha ragione di sussistere, almeno per questo stereotipo.

alla prossima, ilbaglio

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