giovedì 13 novembre 2008

La parola fine.


Stavolta è finita davvero, non si torna più indietro.

La Corte di Cassazione ha respinto oggi il ricorso fatto dalla Procura di Milano contro il decreto della Corte di Appello di Milano, il quale, dopo 17 anni di calvario, per la prima volta aveva autorizzato la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiale ad Eluana Englaro. La Cassazione ha seguito quindi le indicazioni del Procuratore Generale della Repubblica, che martedì scorso aveva affermato che il pm non avrebbe potuto impugnare tale dispositivo, perché non "legittimato a muovere l'azione", in quanto la vicenda non tratta di "un interesse generale e pubblico ma di una tutela soggettiva e individuale" della ragazza.
Sarebbe meglio parlare di alimentazione e idratazione 'forzata', che ha costretto per tutti questi anni una ragazza in stato vegetativo permanente e irreversibile, quindi con nessuna possibilità di miglioramento.
Ci vuole del coraggio a chiamare 'vita' questa condizione.
Ci vuole del coraggio a voler imporre una concezione di intangibilità della vita e di dignità sulla pelle di una persona che da 17 anni è legata ad un letto.
Ci vuole del coraggio nel non considerare questo trattamento come un vero e proprio trattamento medico, che quindi possa essere rifiutato liberamente secondo l'art. 32 della Costituzione. (Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.)
Sono state definitivamente accettate le volontà pregresse della ragazza, che, pur non essendo mai messe per iscritto, esplicitavano come la ragazza avesse preferito morire piuttosto che trovarsi in una situazione del genere. Volontà che sono portate avanti dal padre, suo tutore legale, fino ad oggi, quando anche lui vede finire il suo calvario, accusato di non sapere interpretare il volere di una figlia, sua figlia. E' stato definitivamente sancito, se ancora ce n'era bisogno, che lo stato della ragazza era di coma irreversibile.
I giudici hanno restituito la dignità ad Eluana, per troppo tempo privata di questa caratteristica propria di ogni persona. Si crea un importante precedente giudiziario, per tutte quelle persone che in futuro si troveranno nella stessa condizione di Eluana e che, grazie a questa battaglia, avranno qualche speranza in più di poter porre fine alle loro sofferenze, se lo vorranno.

Dignità che manca a certi individui che si ergono a difesa della 'dignità e della naturalità della vita' (che cosa c'è di meno dignitoso e naturale che vivere contro la propria volontà attacato a delle macchine...) che non si sono risparmiati di tuonare contro l'omicidio di Stato, la legalizzazione dell'eutanasia (niente di più falso...), parlando di fantomatiche leggi violate e di condanne a morte.
Di fronte a ciò io dico Vergogna!
E saluto Eluana. Buon viaggio...

alla prossima, ilbaglio

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